Piero studia l'olandese

Conversazione con Piero – livello di olandese attuale B2+/C1

Nel luglio 2009 arrivai un po’per caso e un po’per avventura in Olanda. Eravamo nel pieno della grande crisi economica che, soprattutto nel Sud-Italia, si era fatta sentire piuttosto pesantemente. Dopo una laurea in architettura e anni di praticantato non retribuito, scoraggiato da una situazione che sembrava non avere luci all’orizzonte, decisi di provare altrove. Il resto d’Italia non offriva molto di meglio, quindi pensai di sondare un po’ il terreno all’estero.

La prima destinazione fu Berlino. Bellissima città, ma non conoscevo quasi nessuno, senza contare che con il mio inglese, poco più che scolastico non sarei potuto andare molto lontano. Nonostante fosse una città internazionale il tedesco era – e credo sia ancora – un must per poter lavorare. Così, poco dopo optai per Amsterdam. Lì avevo già alcuni amici che si erano trasferiti qualche anno prima. Si trovavano bene, e lavoravano tranquillamente con l’inglese. Anche se anche in Olanda il settore edilizio si trovava anche in grandi difficoltà, l’idea di fare un’esperienza all’estero, anche solo per migliorare il mio inglese mi sembrava buona, a prescindere da cosa avrei fatto in futuro.

I primi duri anni

Come molti italiani (anche laureati) che in quel periodo arrivavano in Olanda, la prima occupazione fu nella ristorazione. Una scelta difficile da prendere vista la mia formazione, ma ero quasi con le spalle al muro. Presso alcuni studi di architettura avevo effettuato dei colloqui e mi erano stati offerti dei contratti full-time come stagista a circa 500 euro al mese, nemmeno sufficienti per pagarmi l’affitto. Trovai comunque il lato positivo del lavoro in un ristorante: lavorando in sala, pensai, almeno avrei potuto esercitare il mio inglese e magari dopo un po’ di tempo spostarmi in Inghilterra o addirittura negli Stati Uniti.

Di imparare l’olandese non se ne parlava proprio. Mi sembrava una lingua impossibile e, ai tempi, anche bruttina devo ammettere: con quei suoni gutturali, duri e per niente melodiosi. D’altronde non avevo mica intenzione di rimanerci in Olanda! Ma i mesi passarono in fretta e così il primo inverno, uno dei più rigidi che mi ricordi, con punte di 15 gradi sotto zero. Il primo anno fu davvero uno shock dal punto di vista ambientale e psicologico.

 Il mio settore continuava ad essere in difficoltà ma nel frattempo, anche questa volta per caso, mentre lavoravo, un cliente chiese alla proprietaria dell’attività, se conoscesse qualcuno che poteva dare lezioni di conversazione di italiano. Dato che ero l’unico laureato del team la proprietaria indicò me. Con mia grande sorpresa perché mai avevo dato lezioni di italiano in vita mia. Nonostante ciò non mi tirai indietro, attratto dalla curiosità provai e alla fine andò meglio di come mi aspettassi

Dall’insegnamento dell’italiano allo studio dell’olandese: un percorso insolito

Anche se non avevo esperienza, avendo studiato al liceo non fu così difficile ripassare un po’ la grammatica italiana, e sin dall’inizio fu per me davvero un’esperienza piacevole. Oltretutto avrebbe potuto essere un buon modo per ridurre il lavoro nella ristorazione, che di certo non mi esaltava. E così fu: il giro di studenti da lì a poco diventò sempre più numeroso, grazie a annunci e passaparola. A quanto pare l’insegnamento era una professione per cui ero portato ed effettivamente mi trovavo davvero a mio agio. Mi piaceva osservare i progressi dei miei studenti e soprattutto l’idea che io avevo contribuito ad essi.

Dopo qualche mese dall’inizio della mia nuova attività come insegnante di italiano, lavoravo nei ristoranti solo il fine settimana e per qualche anno andai avanti così, finché un giorno mi decisi di ottenere una certificazione ufficiale come docente. Conseguii così la certificazione DITALS dell’Università per stranieri di Siena e iniziai anche a lavorare come docente presso l’Istituto Italiano di Cultura.

L’insegnamento divenne quindi un’attività quasi a tempo pieno. Tra le lezioni private, che diventavano sempre più intense e quelle in istituto la mia esperienza crebbe velocemente. Allo stesso tempo tutto questo mi permise di osservare quotidianamente come funziona il processo di apprendimento di una lingua, non solo a livello teorico, ma anche pratico: osservare il percorso dei miei studenti e capire quali sono i fattori più importanti in gioco, perché si fanno determinati errori, quali attività didattiche sono più efficienti e se sono valide universalmente per tutti o meno.

Oltre a ciò, il contatto frequente con i miei allievi cominciò a stimolare in me l’idea di imparare seriamente l’olandese. D’altronde, dimostrare di poter parlare una lingua così difficile non era forse il miglior biglietto da visita come docente di lingua italiana? Dal punto di vista di uno studente olandese che vuole imparare l’italiano non sarebbe legittimo chiedersi: come fa un docente a insegnare una lingua se lui stesso non è capace di imparare la lingua del paese in cui vive dopo tanti anni?

Pormi questi interrogativi è stata una grande spinta per fare i passi decisivi nel mio percorso di apprendimento dell’olandese.

Come ho imparato la lingua olandese – l’importanza del fattore culturale

A dire il vero l’avevo cominciata a studiare già dal secondo anno della mia nuova vita nei Paesi Bassi, ma senza grande motivazione e soprattutto senza un metodo vero e proprio. Non avevo tempo di seguire i corsi offerti dal comune, e dato che quelli privati erano troppo cari optai per l’acquisto del libro “grammatica neerlandese di base” e mi misi a studiare senza troppa convinzione.

Man mano che la mia esperienza lavorativa come docente di italiano per stranieri cresceva, l’esigenza e la curiosità di mettere in pratica ciò che avevo imparato, in termini di metodi di studio, non solo come insegnante ma anche e soprattutto come studente, divenne sempre più forte. Dopo il primo anno di studio più serio, ridussi il tempo da dedicare alla grammatica che, seppur molto importante, cominciò assumere un ruolo più marginale. Bisognava dedicare più tempo ad altre attività, come per esempio la lettura, l’ascolto e la produzione orale, con livelli di difficoltà graduati per ottenere risultati soddisfacenti ed evitare livelli di stress troppo alti.

Ma c’era un elemento che avevo sempre trascurato e che fu di fondamentale importanza: la conoscenza della cultura del paese in cui vivo. Capire l’importanza dell’accettazione delle diversità culturali è stato il fattore chiave nel mio processo di apprendimento linguistico, e probabilmente non lo avrei mai capito senza mettermi in gioco. Finché ci si ostina a vedere una cultura e una lingua straniera con gli “occhi” della propria cultura tutto sarà più difficile e “illogico”, e di conseguenza più frustrante. Fu in quegli che mi colpì una frase di Federico Fellini, scoperta durante un’attività per studenti di italiano e citata molti anni prima: “una lingua diversa è una visione diversa della vita”. Niente di più vero e illuminante! Una lingua diversa non è solo uno strumento di comunicazione ma anche un mezzo per accedere a un modo di pensare e a un’interpretazione del mondo del tutto nuovi.

È stato grazie a questo nuovo approccio e forma mentis che ho conosciuto Kees, un gentilissimo, pazientissimo e colto anziano signore olandese che vedendomi così motivato si è offrì di darmi lezioni di conversazione gratuitamente. Le prime conversazioni sebbene frustranti, in quanto facevo una miriade di errori, furono probabilmente le più importanti. Da lì ho capito che non era tanto importante quanti errori facessi ma quante cose nuove imparassi di volta in volta. Dopo circa 6 mesi di lezioni settimanali capii che era giunta l’ora di buttarsi, uscire dalla comfort zone.

Dovunque era possibile cominciai a usare l’olandese: non solo per fare la spesa, prendere un appuntamento dal medico o dal parrucchiere, ma anche nel mio lavoro in sala nei fine settimana. Rispondere al telefono, instaurare conversazioni con i clienti fu un’ottima occasione per sbloccare la comunicazione verbale. Dopo aver acquisito una certa sicurezza, proprio anche grazie all’uso della lingua nel lavoro in sala, decisi di abbandonare il lavoro del fine settimana nei ristoranti.

Il tipo di linguaggio da usare in quel contesto era ormai acquisito e non vedevo prospettive di un ulteriore miglioramento, allo stesso tempo il lavoro come docente era diventato a tempo pieno.

La mia esperienza con l’approccio naturale

Dopo un anno di conversazioni con Kees provai a smettere di studiare la lingua, ero sul livello B1. Per circa un anno e mezzo se non ricordo male. Volevo provare sulla mia pelle il cosiddetto “metodo naturale”, ossia il metodo secondo cui sarebbe possibile imparare una lingua senza necessariamente studiarla, ma semplicemente vivendo nel paese della lingua di studio: leggere le notizie, guardare la tv, ascoltare la radio e comunicare oralmente in lingua olandese tutte le volte che capitava l’occasione. Beh, Probabilmente perché non lavoravo in un ambiente in cui ero costretto a parlare olandese 8 ore al giorno o forse perché non sono personalmente adatto a imparare con questo metodo, ma non ho visto molti progressi. Il che è anche un fatto normale perché all’inizio è sufficiente studiare e praticare anche solo un’ora 3 volte alla settimana per raggiungere dopo 5/6 mesi il livello A1. Ma man mano che si va avanti, le ore da dedicare alla lingua devono essere molto maggiori. Una dura legge che ho scoperto come insegnante. Fu così che dopo questo periodo sperimentale di prova, decisi di riprendere lo studio in modo più strutturato.

L’integrazione culturale: risultato di un lungo percorso

Come ho accennato sopra erosul livello intermedio quando ricominciai a studiare seriamente. Anche se non avevo mai provato esami ufficiali, su internet avevo trovato diverse prove ufficiali di esami NT2 di livello B1 e B2, potendo così accertarmi del mio livello. Non sto a raccontare il programma e i libri che ho usato per i successivi mesi e anni, ma se c’è un’attività che sicuramente mi ha dato e mi stando più frutti è la lettura con tutte le attività didattiche ad essa annesse: comprensione del testo, il lessico e la ricerca di espressioni idiomatiche. Lettura di tutti i generi: dal quotidiano al romanzo e al fumetto.

Quest’ultimo perfetto per apprendere la lingua parlata di tutti i giorni. Leggendo testi con contesti diversi si assimila un lessico più vario e si capisce meglio la differenza tra la lingua informale, formale e burocratica. D’altronde, purtroppo pochi lo sanno, si riesce a capire discretamente un discorso ascoltato, solo se si conosce il 90% del lessico usato in tale discorso. E come fai a conoscerlo se prima non leggi e non hai cercato il significato di determinate parole che non hai mai visto? Certo, a volte è possibile dedurre il significato di una parola dal contesto, ma questo è possibile quando si conosce la maggior parte del lessico di un testo. L’ascolto è ovviamente importantissimo, e va esercitato costantemente e parallelamente alla lettura.  Tant’è vero che tutt’oggi non c’è un giorno che io non porti gli auricolari ascoltando podcast in olandese mentre vado in bici, o in bus per esempio.

Man mano che le mie competenze di comprensione della lettura e della comprensione dell’ascolto miglioravano, intensificai il numero di ore dedicate alla conversazione a settimana. Su alcuni siti online in cui era possibile trovare dei partner di conversazione per le lingue di studio che volevano migliorare il loro italiano. Trovai diverse persone che erano seriamente disposte a organizzare questi scambi linguistici, e oltre Kees arrivai ad avere 3/4 incontri di conversazione a settimana. La maggior parte online, perché era più comodo.

Era molto difficile trovare il tempo per gestire lavoro e uno studio così intenso, quando un bel giorno ho fatto conoscenza con una partner di conversazione speciale: una ragazza olandese, innamorata dell’Italia e con cui qualche anno dopo mi sono sposato. È stato soprattutto dopo questo incontro che  l’integrazione culturale e l’apprendimento della lingua cominciarono a essere davvero le due facce della stessa medaglia. Conoscere la famiglia di mia moglie mi ha sicuramente aiutato molto a conoscere e capire meglio una cultura che fino a poco tempo prima non riuscivo a comprendere bene nonostante ormai vivessi da diversi anni in Olanda. Poco dopo il matrimonio, quasi a voler completare questo percorso di integrazione linguistico-culturale mi venne in mente di riprendere una vecchia passione che avevo abbondonato più di 20 anni prima, quando era ancora un ragazzo: la pallanuoto. E così, senza troppe pretese, anche perché ormai avevo una certa età, circa 8 anni fa mi sono iscritto ad un club ad Amsterdam.

Non avrei potuto fare scelta migliore! Qualche anno fa il club mi ha pure offerto la possibilità di seguire un corso per diventare un allenatore di pallanuoto, tutto in olandese ovviamente, e con soli studenti olandesi. Un’altra esperienza tanto faticosa quanto istruttiva! Quanto ho imparato! Sia a livello linguistico, ma anche sul piano interpersonale. Fare qualcosa che ti piace e condividerla con le persone del posto è un’esperienza bellissima e che consiglio a chiunque viva all’estero. Condividere le proprie emozioni, di felicità o di delusione che siano dopo un evento sportivo, esprimere le proprie opinioni dopo la fine di una partita, e magari andare a bersi una birra insieme per brindarci su, sono tutti aspetti che rendono l’integrazione e l’apprendimento della lingua un tutt’uno, facilitando entrambi in modo spontaneo.

Tutto questo ha avuto dei risvolti positivi anche per quanto riguarda la mia vecchia professione, ovvero quella di architetto. Una volta raggiunta una maggiore sicurezza con l’olandese ho pure cominciato da alcuni anni a esercitare la professione freelance come architetto accanto a quella di insegnante di italiano per stranieri. Mi sono occupato e mi occupo di piccoli lavori, come piccole estensioni di abitazioni e ristoranti e per i quali è necessaria una certa conoscenza della lingua olandese per richiedere i permessi alla municipalità. Un traguardo che anni fa mi sembrava impensabile.

Conclusioni e alcuni consigli

Ormai sono passati 15 anni da quando mi sono trasferito. Da circa 7 anni io e mia moglie Janine abbiamo comprato casa ad Amsterdam, abbiamo una bella bambina di 6 anni e conduciamo una vita che difficilmente mi sarebbe stato possibile condurre in Italia. Insomma, posso ritenermi piuttosto soddisfatto proprio perché mi sento integrato. Anche se molte cose dell’Italia mi mancheranno sempre, qui in Olanda ormai mi sento a casa mia.

Posso senz’altro dire che conoscere la lingua olandese è stato lo strumento per capire meglio un paese e un popolo che in realtà non sono così diversi da noi come pensavo all’inizio. Ma ciononostante non considero il mio percorso di apprendimento della lingua concluso. Ancora oggi, anche se uso l’olandese quotidianamente a casa, per lavoro e nel tempo libero non ho smesso di studiarlo. Da diversi mesi con la bravissima Lotje ho lezioni settimanali di conversazione e il mio sogno è raggiungere un giorno il livello il giorno C2!

Per concludere, vorrei dare alcuni consigli a chi ha deciso di intraprendere questo impegnativo percorso:

  • Non preoccuparti troppo delle difficoltà iniziali. I momenti di frustrazione e periodi in cui si pensa di non fare progressi sono assolutamente normali. Momenti cosiddetti di stallo fanno parte del processo di apprendimento: ci sono fasi di apprendimento in cui si imparano in modo passivo nuove parole e espressioni, e fasi in cui i dati immagazzinati vengono usati in modo attivo, nella produzione verbale e scritta. Solo andando avanti con costanza i progressi si faranno vedere. Ma bisogna fare in modo che l’uso e la pratica della lingua olandese entrino nella propria routine quotidiana, magari seguendo un programma ben preciso con un docente che ti possa guidare, soprattutto all’inizio, se si vuole evitare di perdere tempo come è capitato a me. In ogni caso attività come leggere tutti i giorni, magari annotando le parole nuove che non si conoscono (o che non si ricordano), guardare programmi in lingua originale e ascoltare Podcast, sono attività che tutt’ora pratico e che mi aiutano ancora tantissimo a capire sempre più sfumature della lingua olandese.
  • Non lamentarti troppo riguardo alle differenze culturali, impara ad accettare la diversità. Ogni cultura ha i suoi lati positivi e negativi. Un atteggiamento ostile verso la cultura del paese in cui vivi non aiuta di certo per l’apprendimento della lingua
  • Comunicare verbalmente tutte le volte che è possibile, senza paura di fare errori. Anche se a volte possono sorgere equivoci o situazioni in cui non ti senti totalmente a proprio agio. Bisogna uscire dalla comfort zone e mettersi in gioco, sempre.
  • Fare uso delle risorse online e/o digitali che possono facilitare lo studio di una lingua: esercizi online, attività di comprensione audio, app per la coniugazione dei verbi, per le preposizioni, fino all’uso, perché no, di risorse come Chat GPT e simili.  Sono davvero molto utili e soprattutto pratiche, perché senza portarvi dietro libri pesanti e ingombranti potrete esercitarvi ovunque voi siate.

Tutto questo richiede tempo e dedizione, ed è ovviamente possibile solo se la motivazione rimane alta. Non nego che qualche volta sia vacillata un po’ durante il mio percorso personale, ma dopo i primi anni sono riuscito a prenderla come una sfida e questo approccio mi ha permesso non solo di fare il salto di qualità ma mi accompagna tutt’oggi nella mia ambizione di migliorare sempre più.

Detto ciò non mi resta che farti i miei in bocca al lupo con la speranza che il mio racconto possa essere di ispirazione e incoraggiamento!

 Buona fortuna a tutti!


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